Toro

Taurus

Il Toro e' collegato all'archetipo della Madre Terra, femminile e lunare, che eternamente genera l'universo e nutre i viventi, grembo fertile che riceve i semi e li sostiene nella crescita. In senso evolutivo corrisponde alla Vita, cioè all'energia che si orienta verso la prima manifestazione incontrollata di esistenza. I nati sotto il segno del Toro sono pratici e semplici, amano la loro casa e la natura e sono molto legati alla loro famiglia di origine e alla terra natale.

Moloch Sargent John Singer

Segno della primavera culminante, rappresenta la fertilità della Terra, la piena fioritura, la procreazione. Il simbolo grafico presenta l’immagine della testa stilizzata del toro, ma anche del cerchio sormontato dalla falce di luna, principio di istintività e fecondità legato al potere femminile.

Nel ciclo evolutivo dell’uomo rappresenta il contatto con l’habitat naturale, la presa di possesso del proprio ambiente. Come processo psicologico indica l’appagamento dei bisogni istintivi e il senso di proprietà che dà sicurezza all’individuo.

La dinamica del Toro è infatti quella dell'assimilazione, che presuppone coinvolgersi nelle cose, identificarsi con esse, riuscire a capire l'essenza, farle passare attraverso di sé.

Digerire, assimilare, presuppone infatti far passare da sé qualcosa, diventare in un certo senso quella cosa, proprio come il cibo che ingeriamo il quale, una volta inghiottito e digerito, diventa energia che non é più fuori, ma dentro di noi.

Ricostruisce le energie bruciate dall'Ariete ingerendo calorie. Deve quindi organizzarsi in modo da non rimanere mai privo di cibo, con una gestione di oculata economia (anche nei sentimenti).

Nel suo lato oscuro il Toro si rivela caparbio e ostinato fino all'irragionevolezza, eccessivamente attaccato alle sicurezze e ai beni materiali, possessivo, geloso, permaloso.

Per non parlare di quando, dopo aver lungamente e pazientemente sopportato, alla fine vede rosso e s'infuria…

Il segno del Toro è opposto al segno dello Scorpione, di cui deve integrare la capacità di lasciare andare il passato e il distacco dai beni materiali.

 

Venere di Willendorf

 

Sono riferiti al Toro tutti i miti legati alla fecondità della terra, alla Dea Madre, presente in ogni antica tradizione religiosa (Inanna, Cibele, Isthar, Iside eccetera).

Inanna è la dea sumera della fecondità, dell'amore e della bellezza (assimilata alla babilonese Ishtar, alla greca Afrodite e alla romana Venere). Inoltre governa i raccolti e la fertilità oltre alla guerra.

Divinità del cielo, della terra e della fertilità, dell'amore ma anche della guerra, governa gli eventi meteorologici e le emozioni fondamentali degli esseri umani, le passioni e le ambizioni. Viene definita in vari modi, tra i quali spiccano "regina del cielo" e "dea di Venere". Il suo culto si è propagato in tutto il bacino del Mediterraneo e le sue tante varianti hanno dato origine, tra le altre, ad Astarte, Afrodite, Cibele, Iside, Venere.

Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è il poema La discesa di Inanna, che narra della sua unione con Dumuzi e della discesa agli Inferi per incontrare la sorella Ereshkigal.

Giunta davanti alle porte dell’Ade, splendidamente abbigliata e ornata dalle insegne regali, viene fermata dal custode Neti, il quale, non potendo permetterle di accedere alla presenza di Ereshkigal così vestita, le fa togliere parte degli ornamenti.

Avanzando attraverso le sette porte dell’oltretomba, Inanna viene costretta a levarsi a poco a poco tutti gli abiti fino a rimanere completamente nuda al cospetto della sorella.

Ereshkigal, però, scatena la sua ira contro Inanna, la insulta, e fissa su di lei l’occhio della morte. Inanna perde la vitalità e si riduce a cadavere, rimanendo per tre giorni e tre notti appesa ad un gancio per essiccare. Ciò crea una crisi cosmica, che isterilisce il mondo, per la scomparsa della dea della fertilità.

Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei, Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente dalla morte).

La discesa di Inanna nel regno dei morti rappresenta anche la necessità per la psiche di confrontarsi con il proprio "lato oscuro" (Ereshkigal), connesso all'istintualità cieca e alla distruttività (la "pulsione di morte" di Freud), per raggiungere l'equilibrio e la completezza.

 

Inanna e Dumuzi

Inanna e Dumuzi

 

Antico inno dedicato alla Dea Inanna
Da “Inanna queen of heaven and earth” di S.N Kramer e Diane Wolkestein

Orgogliosa Regina degli Dei della terra,
Suprema tra gli dei del cielo,
tempesta tonante, tu versi la tua pioggia su tutte le terre e su tutte le genti.
Fai tremare il cielo e scuotere la terra.
Grande sacerdotessa, chi può calmare il tuo cuore tumultuoso?

Tu lampeggi come luce sulle colline,
tu getti i tuoi dardi infuocati lungo tutta la terra.
I tuoi ordini sono assordanti, fischianti come il vento del sud, dividono le grandi montagne.
Tu travolgi i disobbedienti come un toro selvaggio, la terra ed il cielo tremano.
Grande sacerdotessa, chi può calmare il tuo cuore tumultuoso?

 

Astarte Ishtar Inanna

 

Ishtar era, nella mitologia mesopotamica, la dea dell'amore e della guerra, derivata dall'omologa dea sumera Inanna. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia. Essa aveva contemporaneamente l'aspetto di dea benefica (amore, pietà, vegetazione, maternità) e di demone terrificante (guerra e tempeste).

I principali centri del suo culto erano Uruk, Assur, Babilonia, Ninive.

In alcuni racconti è figlia di Sin, dio della luna, e sorella di Shamash, dio del sole mentre in altri è descritta come figlia di Anu, dio del cielo.

In tutti i racconti si mantiene comunque l'associazione della dea con il pianeta Venere che le comporta l'appellativo di Signora della Luce Risplendente, e l'iconografia della dea è associata alla stella ad otto punte (un simbolo che si ritrova anche nell'iconografia cristiana correlato alla Vergine Maria). Il simbolo della stella ad otto punte rievoca il fatto che il pianeta Venere ripercorre le stesse fasi in corrispondenza di un ciclo di 8 anni terrestri, cosa già ampiamente conosciuta agli astronomi/astrologi sumeri.

Nell'Epopea di Gilgamesh Ishtar rappresenta l'amore sensuale e viene descritta come innamorata via via del pastore Tammuz poi di un uccello, di un leone, di un cavallo, di un giardiniere ed in ultimo di Gilgamesh stesso che la rifiuta a causa della crudeltà della dea che aveva condannato ad un triste destino tutti i suoi precedenti amanti.

 

 

Ishtar

 

La morte di Tammuz è anche descritta nell'opera Discesa di Ištar negli Inferi dove la dea, dopo essere discesa nell'oltretomba ed essere stata giudicata e giustiziata, rinasce scambiando il proprio corpo con quello dello sposo Tammuz. Dopo la morte di Tammuz tutte le donne, compresa la dea, assumono lo stato di lutto che dura un mese, detto appunto il mese di Tammuz. Alcune caratteristiche di questo rituale di lutto, quali ad esempio il fondamentale digiuno mensile, sono state trasmesse alle cerimonie religiose islamiche. Durante la sua discesa negli inferi la terra si arresta e nulla può essere creato.

I suoi appellativi sono: "Argentea", "Donatrice di Semi", quindi governava anche la fertilità e il raccolto. In un'epoca successiva divenne anche la protettrice delle prostitute e dell'amore sessuale. Era la dea delle tempeste, dei sogni e dei presagi, e distribuiva agli uomini potere e conoscenza.

 

 

Altro mito specifico è quello del Minotauro, il mostro rinchiuso nel labirinto di Creta e ucciso dall’eroe Teseo, che rappresenta gli istinti e la loro sublimazione.

Minosse, re di Creta, pregò Poseidone di inviargli un toro come simbolo dell'apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo e possente toro bianco di gran valore. Vista la bellezza dell'animale, però, Minosse decise di tenerlo per sè, sacrificando un altro toro.

Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Nonostante quello fosse un animale e lei una donna, ella desiderava ardentemente accoppiarsi con esso e voleva a tutti i costi soddisfare il proprio desiderio carnale. Vi riuscì nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall'artista di corte Dedalo.

Dall'unione mostruosa nacque il Minotauro, termine che unisce, appunto, il prefisso "minos" (che presso i cretesi significava re) con il suffisso "taurus" (che significa toro).

Il Minotauro aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.

 

Teseo e il Minotauro

 

TORO

dal 21 Aprile al 21 maggio

Segno di Terra, Fisso

Archetipo
Amante

Domicilio Primario
X

Domicilio Base
Venere

Esaltazione
Giove

Esilio
Marte e Plutone

Caduta
Mercurio

SIMBOLOGIA STAGIONALE

Dopo lo slancio vitalistico dell'Ariete, ora si fa impellente la necessità di nutrirsi e crescere (esaltazione di Giove), il ritmo si fa più calmo, sereno, pacato (esilio di Marte), la vegetazione ricopre la terra e gli alberi, il sole scalda, la terra nutre, la pioggia disseta (domicilio di X)

PAROLE CHIAVE
Sensualità, ricerca del piacere, sicurezza, pazienza, equilibrio, prudenza, ostinazione

PIETRE E GEMME
Smeraldo, Giada, Avventurina, Quarzo Rosa