Il campo morfogenetico

Il campo morfogenetico

Fu proprio intorno agli anni Settanta che Rupert Sheldrake35, biologo e saggista britannico, iniziò a interessarsi all’enigma della forma che gli esseri viventi assumono in natura. Prendendo come riferimento il volo degli stormi di uccelli, o la formazione dei cristalli, fino a considerare le molecole proteiche del corpo umano o la formazione di cellule diverse a partire da un unico DNA, Sheldrake individuò la presenza di una forza invisibile presente nel sistema ma non identificata con uno dei suoi componenti, bensì col sistema stesso.

Scrive Sheldrake: «Quello di cui si occupa la mia teoria sono i sistemi naturali che si organizzano da soli, e riguarda la causa della forma. E la causa di tutte queste forme per me sono campi che organizzano, campi che definiscono, che io chiamo “campi morfici”, dalla parola greca morphè che significa forma»36.

Dopo anni di studi e riflessioni, con la pubblicazione di A New Science of Life (1981) e The presence of the past (1988), Sheldrake propose per la prima volta l’ipotesi dell’esistenza di un “campo morfogenetico”, e formulò i tre principi base della causalità formativa: «I campi morfogenetici sono un nuovo tipo di campo che fin qui non è stato riconosciuto dalla fisica». I campi morfici sono diversi dai campi elettromagnetici o gravitazionali, da qualsiasi altro tipo di campo conosciuto dalla fisica. Essi agiscono a livello subatomico, sono regioni d’influenza all’interno dello spazio-tempo, localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano.

 

La risonanza morfica

La teoria dei campi morfici quindi fa ricorso alla fisica quantistica: nel definire la forma del sistema di cui fanno parte, i campi morfici funzionano come restrizioni schematizzate alla moltitudine di eventi probabili e indeterminati che si verificano ai livelli più profondi dei sistemi fisici: «Così come gli organismi alla cui formazione presiedono, essi stessi si evolvono. Hanno una storia e, grazie a un processo, la risonanza morfica, contengono in sé una memoria».

La realtà non potrà mai essere realmente compresa attraverso le concezioni meccanicistiche classiche, ma occorrono concetti assolutamente nuovi: non possiamo più parlare di “leggi” che regolano la natura, ma di “abitudini”. Senza contare che il concetto di “legge” si riferisce all’essere umano, la natura si è evoluta mediante accumulo di esperienze e memorie successive, e quelle che ora sembrano essere “leggi ferree” in realtà sono strutture codificate e reiterate (meccanismi morfogenetici).

Individui della stessa specie comunicano tra loro, si scambiano le informazioni a livello sottile, per “risonanza”, e l’insieme di miliardi di risonanze simili vanno a costituire un campo morfico collettivo, di specie.

 

Memorie di influenza

Ogni individuo nuovo che entri a far parte di una specie, può così attingere alla memoria collettiva e si sintonizza, entra in risonanza, con tutti i suoi membri e a sua volta contribuisce all’ulteriore sviluppo della memoria di specie.

«Fanno parte di una famiglia più vasta di campi, detti campi morfici: così come i campi già noti dalla fisica, essi sono memorie di influenza all’interno dello spazio-tempo, localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano e strutturano con le loro informazioni; essi presiedono e organizzano i sistemi, ponendo ordine al caos e all’indeterminismo, inoltre comprendono in sé e connettono le varie parti del sistema o dei sistemi che organizzano».

I campi morfici, quindi, si sarebbero formati assieme alla materia, e permangono nel tempo come memoria cumulativa e sistemica, allo scopo di dirigere in maniera economica e sensata l’evoluzione della specie: essi impongono al nuovo organismo o sistema la forma e la funzione selezionata da miliardi di anni di esperienza accumulata. Essi dettano un ordine, ossia limitano l’indeterminismo intrinseco dei sistemi che presiedono.

 

Il Tema Natale come rappresentazione olografica

La struttura della realtà appare, quindi, formata da una gerarchia di campi morfici, da quelli che formano gli atomi e le molecole fino ai campi morfogenetici delle stelle e delle galassie: a partire dal grande “campo morfico universale”, creatosi con la formazione dell’universo, ogni parte ha sviluppato un suo campo, e l’influenza reciproca è continua. Il tutto influenza la parte e la parte influenza il tutto.

Si ritiene che il nostro universo abbia circa 14 miliardi di anni, che la formazione del Sistema solare e della Terra risalga a circa 5 miliardi di anni fa, che la vita sulla Terra sia apparsa 3 miliardi di anni fa e che l’essere umano sia comparso circa 6 milioni di anni fa: la realtà in cui viviamo possiede una memoria antichissima, tutti gli esseri viventi di questo pianeta sono il risultato di una evoluzione cominciata molti miliardi di anni fa.

All’origine dell’universo, tutta la realtà era contenuta all’interno dell’Uovo Cosmico, da cui si sono generate l’energia, la materia e la vita. Secondo la teoria dell’entanglement quantistico e della non-località37, se due sistemi entrano in contatto fra loro, mantengono una connessione per il resto della loro vita, indipendentemente dalla distanza a cui si trovano, e qualunque modifica a uno dei sistemi genera simultaneamente un cambiamento anche nell’altro: ne deriva che tutto ciò che esiste nell’universo conserva un legame profondo allo stato di unità originaria. Non ci sono dubbi che noi esseri umani siamo parte di tutto questo processo di creazione, gli stessi atomi che compongono la materia nell’universo sono presenti all’interno di ciascuno di noi (in un certo senso, siamo davvero tutti extraterrestri!): come “figli delle stelle”, siamo tutti interconnessi, l’idea di essere individui autonomi e separati gli uni dagli altri è pura illusione, un inganno che nasce dalla limitatezza dei nostri sensi.

«Quanto più profondamente penetriamo nel mondo submicroscopico, tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale, è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili, interagenti e in moto continuo, e che l’uomo è parte integrante di questo sistema» (Fritjof Capra, Il Tao della fisica).

 

I vari livelli di interpretazione dei simboli astrologici

Il Tema Natale può essere quindi considerato come l’immagine del campo morfogenetico della persona, della famiglia, della società, del Sistema solare e dell’universo al momento della sua nascita.

I diversi livelli di interpretazione dei simboli astrologici e del Tema Natale corrispondono ai diversi campi morfogenetici in cui si svolge la vita dell’individuo: ciascun Pianeta, Segno e Casa intercetta e riflette più informazioni, coerenti tra loro e con il più ampio sistema del campo morfogenetico universale, stellare, planetario, terrestre, ambientale, sociale, culturale e familiare, individuale, psicologico, biologico.

Gli elementi materiali di cui siamo costituiti, ovvero terra, aria e acqua, costituiscono la struttura terrestre del nostro organismo, con l’aggiunta del fuoco che ne rappresenta il metabolismo, il processo di trasformazione del cibo-materia in energia.

Il movimento della Terra su se stessa rispetto al Sole crea il giorno e la notte, la luce e l’ombra, l’alba e il tramonto, il mezzogiorno e la mezzanotte: a seconda del momento della nostra nascita assumeremo quindi qualità diurne o notturne che corrisponderanno a precisi comportamenti e atteggiamenti: vedremo più avanti il concetto di sincronicità e di imprinting.

L’orbita della Terra attorno al Sole crea le condizioni stagionali e climatiche che influenzano il comportamento degli esseri viventi che vivono in quel periodo dell’anno, assumendone le caratteristiche: nascere in primavera, in estate, in autunno o in inverno o nelle stagioni intermedie condizionerà il nostro carattere e la nostra personalità e imprimerà dentro di noi specifiche caratteristiche.

Da un punto di vista astronomico, il Sole è il centro del sistema formato dai vari pianeti che orbitano attorno a lui e che da lui prende il nome, "solare" appunto: da lui dipende la vita sulla Terra, che viene irradiata di luce e di calore. Ecco che il Sole assume a livello psicologico il significato di centralità dell’Io, di nucleo attivo della personalità, intorno alla quale si strutturano nel tempo agli altri componenti/Pianeti dell’Io.

Da un punto di vista psicologico attraverso il Sole/Io rivivremo poi le tappe della nostra formazione come individui, dal concepimento ai giorni nostri, la nostra infanzia, la nostra adolescenza, la giovinezza e la maturità, i nostri rapporti familiari, il nostro progetto di vita.

A livello familiare e socio-culturale il Sole viene assimilato al maschile e al padre, anche come conseguenza dell’avvento del patriarcato che considera come fondamentali le qualità solari, egoiche, attive, propositive, assertive, impositive.

Il Sole/padre si ricollega quindi al campo morfogenetico della famiglia di origine e all’informazione legata al ruolo di maschio, di uomo, di marito, di padre a cui attingeremo per identificarci o meno quel modello e proporre modalità di natura più personale.

In una fase più avanzata dello sviluppo psichico, il Sole come autoaffermazione, visibilità, celebrità, potere creativo, autorità rimanda poi a tutte quelle persone che nella storia dell’umanità hanno rivestito il ruolo di Sole/leader, generando nell’inconscio collettivo l’archetipo del Sovrano, con tutte le sue luci e ombre. Ancora una volta dovremo confrontare l’archetipo collettivo di Sole/Sovrano come modello di potere con i nostri valori di responsabilità, gestione e controllo, arrivando a formulare ed esprimere una visione fondata su bisogni, sentimenti e principi personali.

A livello spirituale, il Sole diventa un simbolo del Creatore, Dio38, su cui l’umanità da tempo immemorabile proietta le più elevate aspirazioni di immortalità, perfezione, onnipotenza, eternità.

L’Io/Sole e il Sole/Dio diventano gli assi di un processo di crescita personale e spirituale rappresentati dal percorso del Sole attraverso i dodici Segni e le dodici Case dello zodiaco, quello che chiamiamo il Viaggio dell’Eroe e che ritroviamo nei miti e nelle leggende che hanno come protagonista l’Eroe Solare.

Il lavoro dell’astrologo consiste nell’approcciarsi al Tema Natale come a un campo di forze complesso e stratificato e quindi dovrà possedere conoscenze di astronomia, fisica, biologia, antropologia, psicologia, e dovrà essere anche un po’ sacerdote e mistico.

È importante notare, inoltre, che tutti questi livelli di interpretazioni non agiscono in modo isolato, ma si compenetrano gli uni negli altri, influenzandosi reciprocamente, rendendo pertanto necessario un approccio sistemico al Tema Natale.

 

< L'INTELLIGENZA DEL COSMO                                                                                   LA TEORIA DEI SISTEMI >

 

 

 

 


Tratto dall'Introduzione di ASTROLOGIA ARCHETIPICA - La Scienza dell'Anima 

di Umberto Carmignani e Simone Bongiovanni

 

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