Gli Archetipi e l'inconscio collettivo

Gli archetipi e l’inconscio collettivo

Il termine “archetipo” acquisisce un importante valore psicologico grazie a Jung: a differenza di Sigmund Freud25, che riteneva l’inconscio un contenitore vuoto alla nascita, che veniva man mano riempito di materiale psichico inaccettabile dalla coscienza, per Jung la psiche individuale contiene già delle “forme a priori”, che fanno parte dell’inconscio collettivo, e che permettono di trascendere se stessi, attraverso la funzione simbolica, e di procedere nel processo di individuazione.

Partendo dall’analisi dei sogni dei suoi pazienti, Jung riscontra come certe immagini, concetti e situazioni vissute in sogno e non riguardanti l’esperienza personale, siano in qualche modo innate nella mente umana, o meglio, derivino da un inconscio collettivo, condiviso, ereditato assieme al patrimonio genetico.

Jung così scrive al dottor L. Oswald: «L’astrologia non è semplicemente una superstizione ma contiene certi dati di fatto psicologici (come anche la teosofia) che non sono di poca importanza. L’astrologia in verità non ha niente a che fare con gli astri, ma è la psicologia millenaria (5000 anni) dell’antichità e del Medioevo. Purtroppo in questa lettera non posso fornire prove o spiegazioni… Ma in tutti quei campi strani c’è qualcosa che vale la pena di conoscere e che oggigiorno il razionalismo velocemente ha messo da parte. Questo “qualcosa” è la psicologia proiettata…».

Per Jung, “inconscio” non è un luogo psichico come per Freud, bensì un insieme di “complessi” (cioè gruppi di rappresentazioni a tonalità affettiva molto elevata che l’Io può controllare o non controllare).

All’inconscio si accede attraverso approcci metaforici, o figure, quali l’Anima (la parte femminile nel maschio), l’Animus (la parte maschile nella femmina), l’Ombra (la parte negativa della personalità, che il soggetto tende a nascondere), la Persona, o Maschera (che l’Io assume nelle sue relazioni sociali fino a identificarvisi).

Jung riconosce anche altri archetipi, di ordine culturale, religioso, mitologico (la Grande Madre, il Vecchio Saggio), fino ad arrivare a considerare un archetipo Dio stesso.

 

Filogenesi e ontogenesi

Erich Neumann26 approfondisce in chiave evolutiva il concetto di archetipo, andando a confrontare natura e cultura, ontogenesi (lo sviluppo biologico, fisiologico dell’individuo) e filogenesi (l’evoluzione della specie). Come il corpo è composto da organi fisici, la psiche è composta da organi psichici, gli archetipi: essi sono dei modelli originari di essere, di pensare, di sentire e di agire, ciascuno con le sue caratteristiche e funzioni, con delle specifiche qualità e degli specifici difetti, una specifica personalità.

Come gli organi fisici hanno ciascuno una determinata funzione biologica, sono collegati gli uni gli altri e non potrebbero esistere al di fuori dell’organismo (e l’organismo non potrebbe funzionare senza ciascun organo), così anche gli archetipi come organi psichici hanno ognuno una determinata funzione nello sviluppo e nel funzionamento della personalità e della coscienza, sono in collegamento tra loro, e ciascuno di essi è indispensabile.

Come gli organi del nostro corpo agiscono e funzionano senza un controllo cosciente e ne diamo per scontata la funzionalità e l’efficienza, così gli archetipi si sviluppano e agiscono nell’inconscio, senza che ce ne accorgiamo e sono comunque tutti attivi, sempre.

Come si possono ammalare gli organi fisici, così si possono ammalare gli organi psichici; è sufficiente che un organo/Archetipo non funzioni bene perché tutto il sistema ne risenta.

 

La psicologia archetipica

James Hillman27, allievo di Jung, porta a un’evoluzione ulteriore la teoria degli archetipi, andando a delineare una psicologia archetipica che si stacca dalla terapia stretta, ma va a collegarsi con le forme culturali e immaginative dell’arte, della poesia, della mitologia, della narrativa.

Gli archetipi sono considerati nella loro manifestazione fenomenica, nel percorso che ciascuno compie dentro la propria anima. Se di guarigione si può parlare, essa arriva attraverso il riconoscimento di quegli archetipi che agiscono dentro di noi e si manifestano nella nostra vita.

La psicologia archetipica considera strettamente collegate la mitologia e la psicologia: infatti, la mitologia è una psicologia dell’antichità, la psicologia è una mitologia dell’epoca moderna; gli archetipi possono essere associati agli dèi e alle dee della mitologia, potenti forze istintive che spingono a determinati comportamenti, che esigono espressione nella vita esteriore. Il pantheon delle varie divinità archetipiche di ogni cultura rappresenta il quadro di tutte le qualità e i difetti umani, andando a costituire la struttura di base della psiche dell’umanità.

 

La mitopsicologia

La teoria di Jung riguardo agli archetipi trova un nuovo valore e un interessante sviluppo alla luce del dialogo con Károly Kerényi28, filologo e studioso di religioni, che con il suo lavoro sulle divinità greche introdusse il concetto di mitologema29, ovvero di nucleo archetipico attorno al quale le diverse religioni hanno costruito racconti diversi (legati alle esperienze particolari di quel popolo), ma simili nella struttura. In Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia i due autori iniziano a definire la mitopsicologia, ovvero l’interpretazione dei miti in chiave psicologica.

Da segnalare, in questa direzione, l’opera di Jans S. Bolen, psicologa junghiana, che in Le dee dentro la donna e Gli dei dentro l’uomo estrapola da alcune divinità greche gli archetipi maschili e femminili30.

Mito e archetipo trovano ulteriori chiavi interpretative grazie al lavoro di Joseph Campbell31: di formazione junghiana e quindi in linea con il concetto di archetipo, Campbell è considerato il più grande studioso di mitologia comparata. In L’eroe dai mille volti individua una struttura comune nei miti (il monomito) in cui riconosce un percorso evolutivo della psiche umana in quello che lui chiama il Viaggio dell’Eroe.

Di umili origini e senza grandi aspettative sulla sua vita, l’eroe parte all’improvviso per una missione, in cui si completa la sua crescita e trasformazione (attraverso riti di passaggio, grazie all’incontro con un mentore, superando diverse sfide, innamorandosi di una fanciulla pura e incontaminata, spesso da salvare), e da cui torna vincitore e consapevole del suo vero potere e della sua vera identità.

I miti e gli archetipi rappresentano chiavi di fondamentale importanza per penetrare il mistero di chi siamo, come siamo e di come funziona la nostra stessa vita. Il nostro lavoro di ricerca e di approfondimento delle due scienze (astrologia e teoria degli archetipi) ci ha portato a riconoscere delle corrispondenze in particolare con i 12 archetipi del Viaggio dell’Eroe così come vengono delineati da Carol S. Pearson32.

Ciascun Pianeta, ciascun Segno e ciascuna Casa trovano una corrispondenza con uno (o più) dei 12 archetipi, e l’astrologia archetipica ci dice come questi modelli o energie universali si “configurano” specificamente in ognuno di noi. Il Tema Natale ci dice come abbiamo fatto “nostri” gli archetipi, e quindi come essi influenzino e caratterizzino il nostro specifico, individuale e unico modo di essere e di comportarci.

 

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Tratto dall'Introduzione di ASTROLOGIA ARCHETIPICA - La Scienza dell'Anima 

di Umberto Carmignani e Simone Bongiovanni

 

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